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Dieci minuti possono cambiare tutto

Film che si attraversano, non si guardano

Ci sono film che non si guardano: si attraversano.

Dieci minuti è stato così per me. Una storia semplice, ma capace di mettere radici profonde. Il punto di partenza è un esperimento: dedicare ogni giorno, per un mese, dieci minuti a fare qualcosa che non si è mai fatto prima. Dieci minuti che non cambiano la vita di colpo, ma la spostano piano, in modo irreversibile.

Una presenza che non impone, ma c’è

Mentre guardavo la protagonista muoversi tra le sue piccole rivoluzioni quotidiane, ho sentito qualcosa muoversi anche dentro di me. Mi è tornata alla mente quella scena in cui la psicologa passa dal “lei” al “tu”, e confessa di averla sempre seguita, di averla sostenuta da lontano, con discrezione. Una presenza che non impone, ma che c’è. Una rete che sostiene mentre impari a camminare.

Forse perché anche io, per tanto tempo, ho cercato qualcuno che mi vedesse così. E poi, senza quasi accorgermene, ho imparato a diventare quella presenza per me stessa.

La bulimia di vita

Ci ho messo anni. Per molto tempo ho vissuto nella testa, a sognare la mia vita guardando serie tv. Immaginavo un futuro stereotipato. In amore, finivo spesso per gravitare attorno a persone con un sogno grande, e tentavo in tutti i modi di entrare nel loro mondo, di farne parte. Mi illudevo che, partecipando al loro sogno, avrei trovato il mio.

Poi è arrivata la fame. Ma non quella dell’anima. Una fame di vita vera, concreta, fisica. Come se fossi rimasta a digiuno troppo a lungo. E così ho detto sì a tutto: paracadutismo, gare di Brazilian Jiu Jistu, downhill, CrossFit, poligono, judo. Ho provato anche ad avere un figlio con l’inseminazione. Sono diventata CEO di un’azienda che fatturava diversi milioni. Volevo assaporare tutto. Volevo essere viva. Un’anoressia di esperienza diventata bulimia di vita.

Il ritorno a sé

Poi, lentamente, ho cominciato a rallentare. Non perché fossi stanca, ma perché cominciavo ad ascoltarmi davvero. A domandarmi: che cosa risuona con me, adesso?

E così ho lasciato andare l’idea del figlio. Ho riconosciuto che non lo volevo davvero, e che la mia famiglia, così com’è, mi andava bene. Ho scelto di usare quel tempo e quell’energia per me, per studiare, per prendermi la laurea che avevo sempre invidiato negli altri. Ho smesso di fare sport per dimostrare qualcosa. Ho ricominciato a muovermi per sentirmi bene. E ho capito che il mio sogno era chiaro da sempre: guidare gli altri. Non entrando nella loro vita, ma restando accanto, mentre trovano la propria strada.

Dieci minuti per esserci davvero

Quel film mi ha ricordato tutto questo. E quei dieci minuti al giorno sono diventati per me un simbolo. Non tanto per fare qualcosa di nuovo, ma per esserci in modo nuovo. Sono il mio tempo per volermi bene. Per parlarmi con dolcezza, per ringraziare la vita, per lasciare andare quella rigidità con cui per anni ho cercato di dimostrare qualcosa.

Oggi, se mi fermo un attimo, sento quel ritmo dentro. Non è un metodo, non è un modello. È solo un tempo interiore che si fa spazio.

E se anche tu ti riconosci in questa fame, in questa svolta, in questa quieta verità, allora forse ci siamo già incontrate.

A volte gli incontri più veri cominciano così: da un film. Da un giorno qualunque. Da dieci minuti nuovi.

Se ti è risuonato qualcosa, forse è il momento di prenderti anche tu quei dieci minuti.

Io posso accompagnarti, ma il primo passo — piccolo, simbolico, coraggioso — è tuo…puoi prenotare una chiamata con me qui.

Parleremo di te, non di tecniche. Di dove sei, e di dove vuoi tornare.

Diana