Non è una frase motivazionale, né una trovata per i social. Lo dico con cognizione di causa. Da imprenditrice che ha fallito.
Avevo una mia azienda. Un progetto, dei collaboratori, una visione… che non era la mia. Solo col tempo l’ho capito: quella non era la mia visione. Era quella del mio ego, costruita per dimostrare qualcosa, non per realizzare ciò che davvero mi apparteneva. E quando lo capisci, fa male. Perché fallire non è solo chiudere una partita IVA. È chiudere un pezzo di identità. È guardare in faccia la frustrazione, il senso di colpa, il “potevo fare diversamente”.
Dopo quel fallimento, ho analizzato tutto. Fino all’ultimo dettaglio. Ho cercato risposte nei numeri, nei comportamenti, nelle dinamiche. Ma la risposta più forte era già dentro di me: non ero più nel mio posto.
Essere imprenditrice, leader, visonaria… sono ruoli che mi porto ancora addosso. Sono parte di me. Ma oggi li vivo in modo diverso.
Ho scoperto che dentro di me c’è anche una parte profonda, silenziosa, che ama accompagnare gli altri. Aiutarli a mettere ordine, fare chiarezza, ritrovare se stessi nella confusione.
Così ho fatto una scelta coraggiosa: sono passata dall’altra parte della barricata.
Oggi non insegno più a costruire un sogno prefabbricato. Oggi accompagno imprenditori, manager e impiegati a capire quale sogno è veramente il loro.
Mi sono formata, ho studiato, mi sono messa in discussione. E oggi sono una counselor e consulente, con un background che attraversa davvero tutti quei ruoli:
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l’imprenditore, che sa cosa vuol dire rischiare e crollare,
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il manager, che ha vissuto la pressione del risultato,
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l’impiegato, che conosce la frustrazione di sentirsi fuori posto.
Il fallimento mi ha fatto soffrire, è vero. Ma mi ha anche donato qualcosa di preziosissimo: l’esperienza. E con essa, la consapevolezza di cosa va bene per me e cosa no.
Oggi, continuo a essere imprenditrice con la mia visione, i miei valori, le mie regole.
E continuo a essere leader. Ma non nel senso di chi guida dall’alto. Il mio modo di essere leader somiglia più a quello di Virgilio: cammino accanto. Tengo la luce accesa. Ma il viaggio è sempre tuo.
Se anche tu stai attraversando un momento in cui tutto sembra crollare, forse non è la fine. Forse è solo l’inizio della parte più vera del tuo percorso.
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